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La posa del cotto con tecniche passate


Negli anni passati la posa più tipica per il cotto artigianale era quella denominata "a toppa", cioè con malta bastarda. La posa in questo caso veniva eseguita posando con la malta dei mattoni di riferimento chiamati poste, tirando dei fili di riferimento tra una posta e l'altra. Lungo tali fili veniva posata una fascia di mattoni e poi tra quest'ultima ed un altro filo veniva posato il pavimento. Questo sistema ha ormai troppi svantaggi per la posa moderna. Il più grande è che tale tecnica non permette ad esempio una posa perfetta con decori e cornici centrati ad un locale, o non permette di controllare perfettamente righe, squadri e misure medie. Per misura media s'intende quella che è da noi assegnata ad un dato tipo di mattone e che va assolutamente rispettata durante la posa, ad esempio, a dei mattoni le cui misure varino tra 39.5 cm e 40.5 cm, cosa assolutamente normale per alcuni tipi di artigianale, e con una stuccatura di 1 cm può essere assegnata una misura media di 41 cm per mattone in una posa ortogonale. Un altro svantaggio di questa tecnica di posa è che mettendo della malta sotto ogni mattone, gli angoli dello stesso potrebbero facilmente rimanere vuoti e, se non perfettamente riempiti di stucco, essere soggetti a rotture. Anche mantenere la planarità del pavimento risulta abbastanza difficoltoso con questa tecnica di posa. Tale tecnica tuttavia è ancora preferibile, in alcuni casi, per i mattoni artigianali molto grandi, storti e in pavimenti privi di cornici o elementi decorativi. La posa più tipica, invece, per il cotto industriale o "toscano" era in passato quella denominata "a spianata". Con questa tecnica la posa era eseguita facendo un massetto di sabbia di fiume e cemento, impastati con poca acqua. L'impasto così ottenuto era detto "semolone" (almeno nel gergo romano). Sul massetto, a fresco, veniva poi "spolverato", cioè tirato, del cemento in polvere, in misura di circa uno o due millimetri. Il cemento in polvere s'inumidiva con l'acqua del massetto. A questo punto, con un filo teso, battuto sul massetto, si lasciava un segno dritto da seguire poi con i mattoni. Una volta posati tutti i mattoni e fatti i pezzi attorno ai muri, si buttava acqua e dopo qualche minuto si passava con il vibratore a rulli, che spianava il pavimento. Tutto questo discorso fila abbastanza, ma in realtà i problemi di questa tecnica non sono assolutamente pochi. Innanzitutto occorre specificare che l'assestamento dei mattoni era possibile perché l'impasto, che rimaneva soffice, veniva compresso dai rulli del vibratore. Questo almeno in teoria, perché, per posare i mattoni sulla spianata, finite le prime due file, era necessario salire sul pavimento appena posato, ed anche per fare e posare tutti i pezzi attorno ai muri era necessario un traffico notevole. Tutto ciò contribuiva ad avere una compressione non omogenea del massetto. Inoltre, lo spessore del massetto, quasi mai era uguale in tutte le sue parti (ad esempio, dove passavano le canne elettriche o del riscaldamento, spesso ricoperte da uno strato di calce a protezione, ce né andava in molti casi poco o niente). Essendo posato il massetto su caldana cementizia (assorbente) dove lo spessore del massetto era poco l'impasto "bruciava", cioè induriva prima. Se la stagione poi era calda il massetto, induriva rapidamente, se era una terrazza assolata ultrarapidamente. Un massetto indurito in gergo era denominato "incocciato". Su tale massetto la vibrazione non aveva più effetto. Quindi, se la compressione del massetto non riusciva ad essere omogenea, il pavimento quasi sicuramente non era planare ed alcuni mattoni, ostinatamente vibrati su un massetto ormai indurito, non aderivano. Questi mattoni si riconoscevano battendoli sopra; facevano un suono diverso. Prima di vibrare il pavimento, come già detto, vi si gettava dell'acqua. Quest'acqua se non perfettamente dosata creava delle zone più bagnate di altre. In queste zone il vibratore affondava più rapidamente, andando oltre il normale assestamento e creando delle buche. Con tutte queste parole non è che si voglia demonizzare la tecnica "a spianata", ma si vuole solo mettere in luce i possibili rischi, dato che qualcuno ancora la usa.

 

La posa del cotto a collante


La tecnica più moderna ed affidabile sfrutta questo sistema. Affermare che questa tecnica non presenta rischi sarebbe poco onesto. In realtà un piccolo rischio c'è, ma è limitato e facilmente controllabile. Il collante, soltanto nei mesi estivi, ed ancora di più su terrazze assolate, svariati minuti dopo averlo steso con la spatola americana dentata, fa una pellicola asciutta sulla superficie e non aderisce più. Per ovviare a questo inconveniente, che ripeto si crea solo nei mesi estivi, è sufficiente stendere dei piccoli tratti di collante e coprirli subito con i mattoni (cosa che peraltro è naturale fare). Per assicurarsi durante la posa che il collante steso sia sempre "fresco" basta toccarlo con il dorso della mano, se bagna è adesivo. Il tempo con il quale il collante fa la pellicola è più lungo nei collanti di buona qualità, fino ad annullare praticamente il problema anche nei mesi più caldi. Il massetto deve essere compatto e privo di polvere, oli o grassi.

 

I vantaggi della posa a collante.


Il più importante è l'adesione dei mattoni, notevolmente superiore a qualsiasi altra tecnica di posa, ma non è da meno anche la possibilità di pianificare tutta la posa prima di iniziare un pavimento, soprattutto dove sono presenti cornici, decori o fasce. Conoscendo la misura media dei mattoni, che noi assegniamo prima di iniziare la posa, è possibile tracciare sul massetto, utilizzando squadra e regoli, le linee di riferimento principali (che poi coincideranno con le stuccature più visibili). Con questo sistema ci è possibile, ad esempio, sapere con assoluta certezza quale sarà la posizione di una cornice o decoro disegnandola sul massetto prima di iniziare la posa. Lo studio e pianificazione del pavimento non si fa stanza per stanza, ma bensì per tutta l'abitazione in contemporanea. Questo permette uno studio ed un montaggio preciso anche con pavimenti a rinfilare ed elementi decorativi in varie stanze. Per "rinfilare" s'intende un montaggio fatto continuando il pavimento da una stanza all'altra senza tagli sulle soglie. Il pavimento, anche se realizzato con mattoni molto sconnessi, sarà planare (a parte, ovviamente la sconnessione dei singoli mattoni). E' inoltre possibile un controllo migliore di righe, squadri e misura media dei mattoni. Il lavoro a collante non costringe il posatore a dovere terminare forzatamente il lavoro iniziato (ad esempio, un salone iniziato a spianata va terminato durante la giornata), come accade per la posa a spianata, evitando così quelle occasioni di lavoro frettoloso.

 

La stuccatura


Villa D'Este, Sala della Gloria
Villa D'Este, Tivoli (RM). Stuccatura per imbrattamento nella Sala Della Gloria.

Elemento fondamentale di un bel pavimento, troppo spesso non è presa abbastanza in considerazione. La stuccatura è la cornice del mattone e come tale deve essere realizzata. Può essere fatta con malte premiscelate a granulometria controllata o con il più classico cemento pozzolanico e sabbia di fiume vagliata. La prima è più consigliata su un cotto industriale mentre la seconda lo è per il cotto artigianale. Ci sono degli accorgimenti che occorre seguire per far si che la stuccatura sia eseguita a perfetta regola d'arte. Il cotto molto poroso ed assorbente non va mai stuccato con stucco premiscelato nero o grigio antracite, perché il forte colorante dello stucco potrebbe molto facilmente macchiare in profondità il cotto. Se ciò accade (ed è più spesso di quanto si pensi) la ripulitura è molto difficoltosa, lunga e costosa e potrebbe, inoltre, intaccare la superficie dei cotti più teneri. In alcuni casi (cotti artigianali molto assorbenti) la ripulitura non riesce a riportare il cotto al naturale, compromettendo per sempre l'estetica del pavimento. Il cotto assorbente, prima di essere stuccato, deve essere bagnato fino a saturazione per evitare che il cotto disidrati lo stucco e per permettere una corretta reidratazione del cemento (sia per i premiscelati sia per cemento e sabbia). Se il cotto poroso non viene bagnato prima della stuccatura, lo stucco viene disidratato prima del tempo necessario e non indurisce perfettamente, rimanendo più friabile. Per un'ottima stuccatura, l'impasto, sia premiscelato che cemento e sabbia, va preparato usando un trapano impastatore a basso numero di giri, per ottenere una pasta omogenea e densa. Lo stucco così ottenuto va spinto manualmente nelle fughe con un fratazzetto di gomma. E' importante la densità dello stucco, che se troppo fluido subirà durante il tiraggio un ritiro che lo farà spaccare e se troppo duro non entrerà bene nelle fughe. Appena "imbrattato" una porzione sufficiente di pavimento e dopo che lo stucco, con il tiraggio, ha raggiunto la giusta consistenza, si passa la macchina spugnatrice, che ripulisce dall'eccesso di stucco il pavimento, e lascia la stuccatura leggermente ribassata. A questo punto si puliscono i bordi e gli angoli (dove non arriva la macchina) con una spugna a mano e si ricontrolla tutto il pavimento. La stuccatura è così ultimata, il pavimento resta leggermente ombrato da una patina di stucco ed è pronto per il lavaggio e trattamento.

Macchina spugnatrice
Pulizia "a fresco" dello stucco con macchina a spugna rotante